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A San Francisco vince la sharing economy di Airbnb

15/12/2015

A San Francisco vince la sharing economy di Airbnb

È stata una maggioranza di no quella che ha decretato la vittoria di Airbnb nel referendum che ha deciso il futuro del portale più famoso al mondo per le locazioni di breve periodo.

Il 3 novembre la proposition numero 7 che chiedeva di limitare gli affitti a 75 notti all’anno con i vicini di casa che possono denunciare possibili violazioni, viene rigettata dal 55% dei cittadini chiamati a votarla, confermando il successo di una società che vale ormai 24 miliardi di dollari.

Fondata nel 2008 proprio a San Francisco, Airbnb nasce come intermediaria tra domanda e offerta di alloggi privati e in poco tempo si afferma in tutto il mondo come esempio eccellente di sharing economy.

Il suo valore supera di gran lunga quello di colossi come il Marriot International, che si fermerebbe a 21 miliardi e il giro di affari di 900 milioni di dollari, quasi 4 volte di più dello scorso anno, lascia prevedere per il futuro la cifra tonda di 10 miliardi di dollari per il 2020.

A chiedere il disegno di legge, una organizzazione costituita dai comitati di quartiere che attraverso il sindacato degli inquilini - il San Francisco Tenants Union - ha portato la proposta al voto. Secondo la coalizione, le politiche di affitto di Airbnb avrebbero saturato il mercato e determinato il rialzo dei prezzi a discapito dei residenti, costretti a abbandonare le case più in centro per lasciarle ai turisti ospiti di passaggio. Lo stesso comitato promuove immobili a prezzi più accessibili e sostiene come il 94% degli appartamenti proposti sul portale di Airbnb siano illegali.

La proposition 7 era una delle 11 su cui gli abitanti di Frisco, come gli stranieri chiamano la perla della California, sono stati chiamati a votare. Ben sette le proposte riguardavano il settore tech e il costo delle case, sintomo del fermento in cui vive in questo momento la città.

Un tentativo per regolamentare un mercato ormai schizofrenico che ha visto la crisi della città californiana, con i prezzi degli immobili lievitati fino al 60% rispetto a cinque anni fa. Chris Lehane, responsabile degli affari pubblici di Airbnb, apostrofa così la proposition 7: “Non c'è un fine serio in essa quando si tratta di affrontare in modo deciso il problema del boom immobiliare”.

La protesta contro il colosso degli affitti brevi che ha rivoluzionato il mercato immobiliare degli ultimi cinque anni è arrivata fino a New York, tanto che l’azienda ha risposto con una campagna pubblicitaria costata circa 8 milioni di dollari e 26 ore di pubblicità per spiegare le sue ragioni.

“Le persone dovrebbero avere la possibilità di affittare uno spazio in casa loro, se vogliono, senza regole estreme. I proprietari delle abitazioni già pagano le tasse di proprietà. Perché no? Le persone possono ancora stare in un hotel, se vogliono”. Così una sostenitrice del no intervistata fuori dal seggio. Come a dire, nulla può fermare le ragioni della moderna economia e del suo cambiamento.

A cura di: Paola Campanelli
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